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Racconto, teatro o libretto d'opera, La mostra mette in scena il destino minimo di un uomo – il pittore triestino Vito Timmel, morto in manicomio - e la sua regale, anarchica autodistruzione. L'esistenza di quest'uomo randagio viene ricostruita a brandelli attraverso le sue stesse parole e quelle di amici, carcerieri e volonterosi guaritori, compagni d'osteria e d'arte, personaggi sanguigni e larvali, donne struggentemente amate e ferocemente perdute, cori di voci e di cose che dicono la demenziale verità del mondo, in una sgangherata triestinità dialettale e universale, dove rifluiscono frammenti e detriti della scomparsa Mitteleuropea. Una babele di linguaggi bassi e sublimi in cui ciascuno parla a nessuno, una babele concentrazionaria (cella dell'ospedale psichiatrico, sala del museo) in cui irrompono, fra i morsi di dolore, anche un'errabonda e ariosa felicità, l'incanto di un mondo libero e meraviglioso, sospeso tra i relitti di una vita finita e i bagliori di un altrove. Testo violento, visionario e tragicomico, La mostra è la storia, narrata come dopo un diluvio, di un uomo che cerca di salvarsi nella dimenticanza e si confronta con la contraddittoria necessità di uccidere il passato e di farlo vivere, di amare la vita e di spegnere questo amore che fa così male, faccia a faccia con l'esistenza incantevole e insostenibile, con le sue schegge di poesia e la sua vorticosa infelicità.
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Gli elefanti. Narrativa: La mostra, Claudio Magris
- Langue
- Année de publication
- 2001
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- (souple),
- État du livre
- Très bon
- Prix
- 1,39 €
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- Titre
- Gli elefanti. Narrativa: La mostra
- Langue
- Italien
- Auteurs
- Claudio Magris
- Éditeur
- Garzanti Editore
- Publié
- 2001
- Format
- souple
- Pages
- 74
- ISBN10
- 8811662125
- ISBN13
- 9788811662129
- Séries
- Mots clés
- Fiction, Anthologies
- Évaluation
- 3 sur 5
- Description
- Racconto, teatro o libretto d'opera, La mostra mette in scena il destino minimo di un uomo – il pittore triestino Vito Timmel, morto in manicomio - e la sua regale, anarchica autodistruzione. L'esistenza di quest'uomo randagio viene ricostruita a brandelli attraverso le sue stesse parole e quelle di amici, carcerieri e volonterosi guaritori, compagni d'osteria e d'arte, personaggi sanguigni e larvali, donne struggentemente amate e ferocemente perdute, cori di voci e di cose che dicono la demenziale verità del mondo, in una sgangherata triestinità dialettale e universale, dove rifluiscono frammenti e detriti della scomparsa Mitteleuropea. Una babele di linguaggi bassi e sublimi in cui ciascuno parla a nessuno, una babele concentrazionaria (cella dell'ospedale psichiatrico, sala del museo) in cui irrompono, fra i morsi di dolore, anche un'errabonda e ariosa felicità, l'incanto di un mondo libero e meraviglioso, sospeso tra i relitti di una vita finita e i bagliori di un altrove. Testo violento, visionario e tragicomico, La mostra è la storia, narrata come dopo un diluvio, di un uomo che cerca di salvarsi nella dimenticanza e si confronta con la contraddittoria necessità di uccidere il passato e di farlo vivere, di amare la vita e di spegnere questo amore che fa così male, faccia a faccia con l'esistenza incantevole e insostenibile, con le sue schegge di poesia e la sua vorticosa infelicità.



