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Gli Adelphi - 439: L'angioletto

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Anche quando divenne un pittore famoso, Louis Cuchas rimase il bambino dall'occhio limpido e svagato, che sembrava non guardare nulla, ma in realtà osservava molte persone e cose, non quelle che ci si aspettava. Non reagiva alle aggressioni e il suo soprannome era «angioletto». Sin da piccolo, dormiva su un pagliericcio, in una sordida stanza di rue Mouffetard, insieme ai suoi cinque fratelli, ciascuno con un padre diverso. Non si turbava per le scene che vedeva, come quella in cui il fratello maggiore, poco più che undicenne, si rivolse a una bambina di nove anni, né per la madre che girava seminuda o per gli uomini che portava a casa ogni sera. Malattie, fame e squallore non lo disturbavano; al contrario, lo incuriosivano e affascinavano. Assorbiva tutto: i tram, la verruca di una donna, un quarto di bue appeso a un gancio, le espressioni delle facce per strada, i facchini delle Halles. Tutto ciò che un giorno sarebbe finito nei suoi quadri, in larghe pennellate di «colori puri», rifletteva la purezza del suo sguardo e della sua anima, che si era appropriato di ogni dettaglio della vita che lo circondava.

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Gli Adelphi - 439: L'angioletto, Georges Simenon, Marina di Leo

Langue
Année de publication
2013
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Titre
Gli Adelphi - 439: L'angioletto
Langue
Italien
Éditeur
Adelphi
Publié
2013
Format
souple
Pages
197
ISBN10
8845928195
ISBN13
9788845928192
Séries
Évaluation
4 sur 5
Description
Anche quando divenne un pittore famoso, Louis Cuchas rimase il bambino dall'occhio limpido e svagato, che sembrava non guardare nulla, ma in realtà osservava molte persone e cose, non quelle che ci si aspettava. Non reagiva alle aggressioni e il suo soprannome era «angioletto». Sin da piccolo, dormiva su un pagliericcio, in una sordida stanza di rue Mouffetard, insieme ai suoi cinque fratelli, ciascuno con un padre diverso. Non si turbava per le scene che vedeva, come quella in cui il fratello maggiore, poco più che undicenne, si rivolse a una bambina di nove anni, né per la madre che girava seminuda o per gli uomini che portava a casa ogni sera. Malattie, fame e squallore non lo disturbavano; al contrario, lo incuriosivano e affascinavano. Assorbiva tutto: i tram, la verruca di una donna, un quarto di bue appeso a un gancio, le espressioni delle facce per strada, i facchini delle Halles. Tutto ciò che un giorno sarebbe finito nei suoi quadri, in larghe pennellate di «colori puri», rifletteva la purezza del suo sguardo e della sua anima, che si era appropriato di ogni dettaglio della vita che lo circondava.