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Comandante ad Auschwitz

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Rudolf Höss, ufficiale delle SS, fu per due anni a capo del più grande campo di sterminio nazista. Processato da un tribunale polacco venne condannato a morte. In carcere, in attesa dell'esecuzione, scrisse questa autobiografia, un documento impressionante che per la prima volta ha illuminato dall'interno la mentalità e la psicologia dei nazisti, la storia e il funzionamento delle officine della morte. "Höss è stato uno dei massimi criminali mai esistiti ma non era fatto di una sostanza diversa da quella di qualsiasi altro borghese di qualsiasi altro paese; la sua colpa, non scritta nel suo patrimonio genetico né nel suo essere nato tedesco, sta tutta nel non aver saputo resistere alla pressione che un ambiente violento aveva esercitato su di lui, già prima della salita di Hitler al potere... Si spandono oggi molte lacrime sulla fine delle ideologie; mi pare che questo libro dimostri in modo esemplare a che cosa possa portare un'ideologia che viene accettata con la radicalità dei tedeschi di Hitler, e degli estremisti in generale. Le ideologie possono essere buone o cattive; è bene conoscerle, confrontarle e cercare di valutarle; è sempre male sposarne una, anche se si ammanta di parole rispettabili quali Patria e Dovere" (Primo Levi)

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Comandante ad Auschwitz, Rudolf Höss

Langue
Année de publication
1998
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Titre
Comandante ad Auschwitz
Langue
Italien
Éditeur
Einaudi
Publié
1998
Format
souple
Pages
261
ISBN10
8806146661
ISBN13
9788806146665
Séries
Première publication
1958
Titre original
Kommandant in Auschwitz
Évaluation
3,95 sur 5
Description
Rudolf Höss, ufficiale delle SS, fu per due anni a capo del più grande campo di sterminio nazista. Processato da un tribunale polacco venne condannato a morte. In carcere, in attesa dell'esecuzione, scrisse questa autobiografia, un documento impressionante che per la prima volta ha illuminato dall'interno la mentalità e la psicologia dei nazisti, la storia e il funzionamento delle officine della morte. "Höss è stato uno dei massimi criminali mai esistiti ma non era fatto di una sostanza diversa da quella di qualsiasi altro borghese di qualsiasi altro paese; la sua colpa, non scritta nel suo patrimonio genetico né nel suo essere nato tedesco, sta tutta nel non aver saputo resistere alla pressione che un ambiente violento aveva esercitato su di lui, già prima della salita di Hitler al potere... Si spandono oggi molte lacrime sulla fine delle ideologie; mi pare che questo libro dimostri in modo esemplare a che cosa possa portare un'ideologia che viene accettata con la radicalità dei tedeschi di Hitler, e degli estremisti in generale. Le ideologie possono essere buone o cattive; è bene conoscerle, confrontarle e cercare di valutarle; è sempre male sposarne una, anche se si ammanta di parole rispettabili quali Patria e Dovere" (Primo Levi)