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Massimo Romanò

    Biblioteca Adelphi - 607: Faubourg
    The Train
    • The Train

      • 153pages
      • 6 heures de lecture

      Against all expectations Marcel Féron has made a “normal” life in a bucolic French suburb in the Ardennes. But on May 10, 1940, as Nazi tanks approach, this timid, happy man must abandon his home and confront the “Fate” that he has secretly awaited. Separated from his pregnant wife and young daughter in the chaos of flight, he joins a freight car of refugees hurtling southward ahead of the pursuing invaders. There, he meets Anna, a sad-looking, dark- haired girl, whose accent is “neither Belgian nor German,” and who “seemed foreign to everything around her.” As the mystery of Anna’s identity is gradually revealed, Marcel leaps from the heights of an exhilarating freedom to the depths of a terrifying responsibility—one that will lead him to a blood-chilling choice. When it first appeared in English in 1964, British novelist and critic Brigid Brophy declared The Train to be “the novel his admirers had been expecting all along from Simenon.” Until The Train, she wrote, the dazzlingly prolific novelist had been “a master without a masterpiece.”

      The Train
      3,8
    • Biblioteca Adelphi - 607: Faubourg

      • 136pages
      • 5 heures de lecture

      Quando scendono dal treno nella stazione di una cittadina di provincia, si conosco­no da un paio di mesi appena. Quel quarantenne un po' sciupato ma ancora di bell'aspetto, e con qualche pretesa di eleganza – un cappello a larghe tese, un bastone da passeggio con l'impugnatura d'oro –, che si fa chiamare De Ritter, Léa lo ha incontrato nella casa chiusa di Clermont-Ferrand dove lavorava; se lo ha seguito è solo perché lui le ha fatto baluginare la possibilità di una combine che frutte­rà loro parecchio denaro. Da subito, però, Léa sente che c'è qualcosa di poco chiaro, di inquietante perfino, nella scelta del luogo: perché mai De Ritter ha deciso di tornare proprio lì, in quel buco dov'è nato e che ha lasciato a diciot­t'an­ni, nella convinzione che avrebbe fatto grandi cose? Per di più, adesso che ci sono, di denaro non se ne vede, e lei riprende a rimorchia­re gli uomini nei caffè – gli stessi caffè dove lui tiene banco con il racconto delle sue mirabolanti avventure in giro per il mondo. Quello che non dice è che in quei luoghi esotici, Tahiti, Giava, Rio de Janeiro, Bombay, ha vissuto di lavoretti umilianti, di piccole truffe; e che da Panama è stato perfino costretto a fuggire per evitare di farsi un paio d'anni di galera... In questo romanzo attraversato da oscure tensioni Simenon delinea magistralmente una febbrile ricerca del tempo perduto che non può sfociare in altro che nel disgusto di sé e nel delitto.

      Biblioteca Adelphi - 607: Faubourg