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Legenda Lenina

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Malaparte, nel settembre del 1931, confida all'amico Halévy il suo obiettivo di presentare un Lenin diverso da come è percepito in Europa. La sua ambizione è mostrare Lenin attraverso gli occhi dei «Russi intelligenti», analizzando il fenomeno secondo la sua logica, come già fatto in precedenza. Il suo nuovo libro, pubblicato a Parigi nel 1932, avrà un impatto sorprendente. Qui, Lenin non è il Gengis Khan proletario, ma piuttosto un piccolo borghese, freddo e riflessivo, sedentario e burocratico. Con un'immaginazione meticolosa e una «crudeltà platonica», è ostile al romanticismo terrorista e incapace di agire al di fuori della teoria. Si sente più a suo agio nelle discussioni politiche e nelle faide personali che nel confronto con la realtà. Lenin appare come un europeo medio, un uomo violento e timido, un «funzionario puntuale e zelante del disordine», un fanatico e opportunista, per cui la rivoluzione è una questione interna di partito, frutto di calcoli ossessivi. Quando, una volta al potere, non può più osservare gli eventi da lontano, si trova costretto a confrontarsi con la realtà, decidendo di inventarla e imporla a se stesso, ai suoi collaboratori, al popolo russo, alla rivoluzione proletaria e al futuro dell'Europa.

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Legenda Lenina, Curzio Malaparte

Langue
Année de publication
1995
Reliure
(rigide)
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5,0
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Titre
Legenda Lenina
Langue
Polonais
Éditeur
Rytm
Publié
1995
Format
rigide
Pages
232
ISBN10
8385249524
ISBN13
9788385249528
Séries
Évaluation
5 sur 5
Description
Malaparte, nel settembre del 1931, confida all'amico Halévy il suo obiettivo di presentare un Lenin diverso da come è percepito in Europa. La sua ambizione è mostrare Lenin attraverso gli occhi dei «Russi intelligenti», analizzando il fenomeno secondo la sua logica, come già fatto in precedenza. Il suo nuovo libro, pubblicato a Parigi nel 1932, avrà un impatto sorprendente. Qui, Lenin non è il Gengis Khan proletario, ma piuttosto un piccolo borghese, freddo e riflessivo, sedentario e burocratico. Con un'immaginazione meticolosa e una «crudeltà platonica», è ostile al romanticismo terrorista e incapace di agire al di fuori della teoria. Si sente più a suo agio nelle discussioni politiche e nelle faide personali che nel confronto con la realtà. Lenin appare come un europeo medio, un uomo violento e timido, un «funzionario puntuale e zelante del disordine», un fanatico e opportunista, per cui la rivoluzione è una questione interna di partito, frutto di calcoli ossessivi. Quando, una volta al potere, non può più osservare gli eventi da lontano, si trova costretto a confrontarsi con la realtà, decidendo di inventarla e imporla a se stesso, ai suoi collaboratori, al popolo russo, alla rivoluzione proletaria e al futuro dell'Europa.