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Insegnare al principe di Danimarca

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Era dal tempo della Lettera a una professoressa che non leggevamo pagine così emozionanti. Si parla di ragazzi che frequentano una scuola speciale e di chi se ne prende cura, non in un esilio, ma in quartieri popolari di Napoli, dove regna il Sistema, noto come «il triangolo della morte». L’autrice, Carla Melazzini, evita la retorica e l’indulgenza facile. Commozione, intelligenza e poesia si intrecciano con la naturalezza di un fiore che sboccia da una crepa in un muro in rovina. In queste pagine troverete fiori, ragazzini fiorai e rovine. Uno di questi è un tulipano finto, raccontato da una bambina bocciata in seconda elementare: «C’era una volta un fiore che non voleva essere un fiore. La fata dei fiori gli disse: “Se vuoi diventare umano, ti accontenterò, ma se non ti piace, non potrai tornare indietro”. Il fiore accettò e divenne umano, ma scoprì che la vita era difficile. Così la fata lo trasformò in un tulipano finto, per non farlo morire, e poi scomparve». Carla chiese a un compagno di classe: «Cosa ha voluto dire Concetta?». «Che il fiore non voleva morire, così la fata lo ha reso immortale». «Ma è un tulipano finto! È meglio essere umano e morire o un fiore finto e non morire mai?». «È meglio morire».

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Insegnare al principe di Danimarca, Carla Melazzini

Langue
Année de publication
2011
Reliure
(souple)
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3,8
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Titre
Insegnare al principe di Danimarca
Langue
Italien
Publié
2011
Format
souple
Pages
272
ISBN10
8838925690
ISBN13
9788838925696
Séries
Mots clés
Évaluation
3,8 sur 5
Description
Era dal tempo della Lettera a una professoressa che non leggevamo pagine così emozionanti. Si parla di ragazzi che frequentano una scuola speciale e di chi se ne prende cura, non in un esilio, ma in quartieri popolari di Napoli, dove regna il Sistema, noto come «il triangolo della morte». L’autrice, Carla Melazzini, evita la retorica e l’indulgenza facile. Commozione, intelligenza e poesia si intrecciano con la naturalezza di un fiore che sboccia da una crepa in un muro in rovina. In queste pagine troverete fiori, ragazzini fiorai e rovine. Uno di questi è un tulipano finto, raccontato da una bambina bocciata in seconda elementare: «C’era una volta un fiore che non voleva essere un fiore. La fata dei fiori gli disse: “Se vuoi diventare umano, ti accontenterò, ma se non ti piace, non potrai tornare indietro”. Il fiore accettò e divenne umano, ma scoprì che la vita era difficile. Così la fata lo trasformò in un tulipano finto, per non farlo morire, e poi scomparve». Carla chiese a un compagno di classe: «Cosa ha voluto dire Concetta?». «Che il fiore non voleva morire, così la fata lo ha reso immortale». «Ma è un tulipano finto! È meglio essere umano e morire o un fiore finto e non morire mai?». «È meglio morire».